sabato 1 dicembre 2012

Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira

3 riflessioni su Pereira



   Non pensavo di voler scrivere qualcosa sul libro "Sostiene Pereira". Non perché non ci sia nulla da dire, anzi. Solo che, primo, è un libro che dice molto senza la necessità delle mie riflessioni; secondo, non sono io a impormi di dedicare qualche riga a un'opera, è quest'ultima che silenziosamente mi invoglia a fare alcune considerazioni.
   Ho letto "Sostiene Pereira" perché era un libro che non conoscevo - quanti libri ancora non conosco! - e che mi ha scelto immediatamente mentre i miei occhi scansionavano rapidamente lo scaffale della biblioteca. La recente morte del suo autore ha fatto richiamare maggiore attenzione sui suoi scritti e, inevitabilmente, è salita la curiosità. Volevo sapere. Chi è Tabucchi? Ma soprattutto (visto che l'interesse sull'autore deriva da quello che si ha per i personaggi), chi è Pereira?




1. Chi è Pereira?
Sin dalle prime pagine, questo personaggio è emerso chiaramente e, con l'avanzare della lettura, delineavo nella mia mente ogni piccolo dettaglio che mi permetteva di comporre la sua identità. Non è stato difficile, data la chiarezza dei particolari, accennati e ripetuti come veloci lampi, che ne hanno permesso una costruzione completa. Se Tabucchi non avesse inserito una personale descrizione di Pereira alla fine del libro, io ve l'avrei descritto così: uomo abitudinario, sovrappeso, mangiatore di omelette e limonate - con molto zucchero - al solito bar, consapevole dei suoi problemi di salute, ma svogliato nel risolverli; legato alla vita passata trascorsa con sua moglie, che gli sorride ancora, con un "sorriso lontano" dal ritratto con il quale egli si ritrova a parlare, forse perché troppo solo; senza figli, buono e intellettuale - caratteristiche che spiegano il suo disinteressato aiuto nei confronti di un giovane chiamato Monteiro Rossi; astratto, ossessionato da pensieri sulla morte e sull'anima, si rivelarà poi concreto; fedele ai suoi ideali e valori, che difende, dapprima con apparente distrazione, pubblicando articoli e traduzioni di opere francesi dell'Ottocento - che nascondono la velata denuncia della situazione politica portoghese nel 1938 - in seguito, dopo una evidente ma graduale trasformazione, la denuncia si fa aperta, diretta e inequivocabile. Ma vi lascio assaporare la descrizione del suo autore, che sicuramente lo conosce meglio di me:

"Nelle sue visite notturne mi andava raccontando che era vedovo, cardiopatico e infelice. Che amava la letteratura francese, specialmente gli scrittori cattolici fra le due guerre, come Mauriac e Bernanos, che era ossessionato dall'idea della morte, che il suo migliore confidente era un francescano chiamato Padre António, dal quale si confessava timoroso di essere un eretico perché non credeva nella resurrezione della carne."


2. Com'è nato Pereira?
È lo stesso Pereira a raccontarsi al suo autore, a scegliere il suo autore, ribadendo quella originale vecchia convinzione di Miguel de Unamuno che sia il personaggio a imporsi al suo creatore, come aveva fatto Don Quijote con Cervantes. Originale sì, perché egli la smembrò e la scandagliò in ogni suo aspetto, ma vecchia; vecchia perché ormai radicata nel mondo letterario, tanto da nascere spontaneamente con la nascita dei nuovi scrittori. Non che mi ritenga una scrittrice di elevato spessore, ma essendo pur sempre una ragazza che scrive - e quindi pur sempre una scrittrice - posso confermare che quando scoprii i pensieri di Unamuno, qui ritrovati nelle parole di Tabucchi, ebbi un'illuminazione: da un lato ero felicemente sorpresa, perché vi lessi i miei stessi pensieri, dall'altro disillusa, perché quella che credevo essere una mia personale e originale convinzione mi si presentò in tutta la sua già radicata esistenza.
Ma basta parlare di me, torniamo a Tabucchi. Ecco come descrive l'incontro col suo personaggio, già esistente nel mondo della finzione, ma che si è affacciato nella realtà forgiandosi in parte sull'immagine di un giornalista realmente esistito:


"Il dottor Pereira mi visitò per la prima volta in una sera di settembre del 1992. A quell'epoca lui non si chiamava ancora Pereira, non aveva ancora i tratti definiti, era qualcosa di vago, di sfuggente e di sfumato, ma aveva già la voglia di essere protagonista di un libro. Era solo un personaggio in cerca d'autore. Non so perché scelse proprio me per essere raccontato. [...] Quella sera di settembre compresi vagamente che un'anima che vagava nello spazio dell'etere aveva bisogno di me per raccontarsi, per descrivere una scelta, un tormento, una vita."

3. Perché "Pereira"?
Interessante è stato, inoltre, scoprire il significato del nome "Pereira" e la connessione inaspettata con T.S. Eliot.

"In portoghese Pereira significa albero da pero, e come tutti i nomi degli alberi da frutto, è un cognome di origine ebraica, così come in Italia i cognomi di origine ebraica sono nomi di città. Con questo volli rendere omaggio a un popolo che ha lasciato una grande traccia nella civiltà portoghese e che ha subito le grandi ingiustizie della Storia."

Non a caso, il libro è ambientato agli albori della Seconda Guerra Mondiale. Inoltre, la ripetizione di "sostiene Pereira", a incalzare il ritmo di una lettura scorrevole, conferisce un carattere documentale, accennando a una testimonianza. L'opera è una testimonianza della dittatura, dell'ingiustizia, delle vicende del giornalista rievocato, della censura: della guerra.


"Ma c'era un altro motivo, questo di origine letteraria, che mi spingeva verso questo nome: un piccolo intermezzo di Eliot intitolato What about Pereira? in cui due amiche evocano, nel loro dialogo, un misterioso portoghese chiamato Pereira, del quale non si saprà mai niente."

Il testo a cui Tabucchi fa riferimento è il seguente, di cui trascrivo solo l'inizio, tratto dall'opera teatrale intitolata "Sweeney Agonistes":

DUSTY: How about Pereira?
DORIS: How about Pereira? 
           I don't care.
DUSTY: You don't care!
           Who pays the rent?
DORIS: Yes, he pays the rent.
DUSTY: Well some men don't and some men do
            Some men don't and you know who.
DORIS: You can have Pereira.
DUSTY: What about Pereira?
DORIS: He is no gentleman, Pereira;
           You can't trust him!
DUSTY: Well, that's true.
            He's no gentleman if you can't trust him
            And if you can't trust him -
            Then you never know what he's going to do.

4 commenti:

  1. Non conosco il libro, ma personalmente mi ha affascinato molto la tua descrizione cadenzata da brevi estratti del testo originale. Per quello che posso permettermi di constatare (data la mancata esperieza diretta dell'opera, che è fondamentale per poter formulare qualsivoglia riflessione riguardo ad essa), mi concedo la libertà di sottolineare un aspetto, che hai ben rimarcato, e che è oggetto dei tuoi appassionati studi da un pò di tempo: la metannarrativa. Credo che quest'ultima si basi principalmente su una presa di coscienza fondamentale: siamo ugualmente immersi nella realtà così come nella finzione, tanto che l'uno finisce per confondersi e rimescolarsi con l'altro. E la letteratura, prodotto del pensiero umano, non fa che rispecchiare questo "gioco". D'altronde anche Shakespeare all'epoca ebbe la grande intuizione di affermare che la vita è un palcoscenico ed ognuno interpreta il proprio ruolo all'interno di questa grande commedia che è l'umanità. La metanarrativa è uno sguardo lucido e consapevole sui meccanismi del mondo, ne mette in luce le profonde verità, ma anche le più crudeli menzogne. E' un discorso affascinante e uno strumento di osservazione privilegiato proprio perchè srotola tutte le maglie della finzione, ma allo stesso tempo paga un tributo anche alla realtà, poichè essa stessa, delle volte, si compone di finzione...La metanarrativa è un procedimento sempre più utilizzato dagli autori moderni e contemporanei, ecco perchè non ti è risultato difficile rintracciare più riferimenti, più paralleli e collegamenti tra i vari autori, come tu hai giustamente osservato. Talmente diffusa che sta diventando essa essa un procedimento all'interno della lettaratura. Bisognerebbe, dunque, evitare che da mezzo libero e critico qual essa è, diventi uno strumento passivo, sottomesso alle regole e alle codificazione della grande tiranna, Madre Letteratura. Bisognerebbe eludere il rischio che essa diventi ciò che essa vuole spiegare e rivelare. Questo dà vita a quell'incessante processo di rivitalizzazione e creazione artistica che prende il nome di innovazione. Mai fermare questo avanzamento, pena l'impoverimento umano e intellettuale. E mentre ci deliziamo nel leggere il personaggio di Eliot e di Tabucchi, aspettiamo, più o meno consapevolmente, che la metanarrativa superi il confine insito in ogni tappa della storia dell'uomo e della conoscenza. In altre parole, che Pereira possa, un giorno, superare se stesso...

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    1. Cara Ale, grazie per il tuo interessante commento. Lo spirito che mi anima è proprio quello di scovare sempre nuovi spunti e riflettere insieme su argomenti che rivelano la loro ampiezza solo attraverso il dialogo e il confronto. L'opera, in realtà, non è marcatamente metanarrativa, eppure nella nota finale dell'autore o nell'intertestualità ben evidente, emerge quella che si delinea come una caratteristica inevitabile di uno scrittore: la riflessione sulla letteratura e il confronto con altri autori. Come dici giustamente tu, il tema finzione-realtà potrebbe risultare scontato e banale, soprattutto se incastrato nei soliti pensieri e senza capacità di evolvere, ma non è questo il caso di Tabucchi, che ho trovato sottile ed eccellente nel non caricare di pesantezza i rimandi intertestuali o il parallelismo storico con la situazione ottocentesca. La genialità di un autore risiede proprio nell'apparente semplicità, nel conferire l'illusione della semplicità, non trovi? Poi c'è chi si accontenta del piacere di una lettura scorrevole e chi si illumina ad ogni indizio...

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  2. Sì, io parlo del tema della metanarrativa in generale, la mia non può che essere una riflessione larga e non (ahimè!) strettamente collegabile all'opera di Tabucchi, che purtroppo non conosco per ora. Mi è capitato di leggere opere che sfruttano questa tecnica narrativa e la trovo affascinante e sorprendente. Ma spero che non si riduca in cliché letterario (e non mi riferisco a Tabucchi, non potrei, non avendo letto il testo...), considerando, tanto più, che sono proprio i meccanismi fittizi della narrazione e i suoi procedimenti compositivi che intende rivelare, pur rimanendo all'interno dei confini della letterarietà. La metanarrativa, in fin dei conti, finisce per "far" letteratura e proprio per questo necessita di essere costantemente alimentata da una forte volontà di rinnovamento. Ancor più se si ha davanti un lettore che, come me, ama essere illuminato ad ogni indizio...Ad ogni modo, il potere in sé della metanarrativa è inequivocabile, dal momento in cui ha il potere di risvegliarci dai torpori delle nostre coscienze ormai anestetizzate da tanta letteratura di "routine"...Leggerò Tabucchi, forse nel 2013, ma lo farò! Se lo consigli tu, che oltre a scrivere delle pagine meravigliose di poesia e letteratura, sei una grande esperta di metanarrativa, sono certa che ne valga la pena.

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    1. Infatti, metanarrativa è letteratura. Forse per quanto possa sembrare una tendenza anti-letteraria e anticonformista, in realtà, è parte integrante del processo di riflessione e costruzione letteraria che, in maniera evidente o implicita, coinvolge ogni scrittore. Non credo esistano scrittori che possano essere tali senza aver assimilato la tradizione letteraria e, quindi, averci riflettuto su.
      Bene, allora dopo la tua lettura, mi dirai cosa ne pensi, se il mio consiglio è stato utile o meno. Nel frattempo, ti anticipo che presto commenterò altri due libri interessantissimi...

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