martedì 26 marzo 2013

Vladimir Nabokov, Lolita

Letteratura "pornografica"


   Che sia l'esasperato ipocrita pudore dell'uomo di fronte alla sessualità, vissuta come una colpa sin dai tempi di un certo "peccato originale", a sbarrargli la mente e a impedirgli di distinguere tra moralità e creatività? Ah, no, scusate. Troppi paroloni. Rinizio da capo, con calma. 
   Rinizio dal mio titolo, ovviamente ironico (ma solo agli occhi dell'artista). Cos'è che spinge alcuni lettori a considerare "pornografica" l'opera di Nabokov? Probabilmente l'ignoranza, mi verrebbe da dire! O, perché no, anche la superficialità e la mancanza di spirito critico, di passione per la letterartura... (Ok, basta, mi fermo qui.) In realtà, l'uomo ricicla etichette per catalogare cosa è "giusto" e cosa è "sbagliato", cosa è "bene", cosa "male". Siamo stati abituati a fare questo genere di distinzioni sin dall'infanzia! O sbaglio? Ora vi chiedo: è davvero possibile fare queste stesse distinzioni nella letteratura? A voi la risposta.
    Io vi dico che di pornografico, in "Lolita", non vi è assolutamente nulla; anzi, per il tema, già di per sé piuttosto forte, il tono e il linguaggio sono di un'eleganza magistrale. Eppure, vi dico anche, che in un solo racconto si concentrano tutte le sfumature dell'amore degenerato, che si fonde con la malattia: quello tra i due personaggi principali è un rapporto che si basa, allo stesso tempo, su pedofilia, incesto, omosessualità, prostituzione. Se risulta semplice comprendere perché cito pedofilia e incesto, e forse anche prostituzione, può sembrare più complesso il rimando all'omosessualità. Eppure, dalla descrizione di questa "Lolita" che barcolla nella pubertà, non è difficile scorgere tratti ermafroditi: non essendo ancora una donna, i suoi lineamenti sono facilmente paragonabili a quelli di un ragazzino. Ma non mi soffermo. Se avrete voglia di leggere questo libro, mi direte voi che idea vi siete fatti sull'argomento.


   Mi soffermerei, piuttosto, su questa domanda: come può, un'opera che affronta un tema così scabroso, essere considerata un'opera d'arte? Che insegnamento dà? Vi rispondo con un'altra domanda: ma siamo così sicuri che debba insegnare qualcosa? Perché dobbiamo trovare una ragione a tutto? Per giustificarci da cosa, da chi? Lo stesso Nabokov afferma chiaramente: "si dà il caso che io sia il tipo di autore che, quando comincia a lavorare a un libro, non ha altro intento se non quello di liberarsi del libro medesimo".


   Il linguaggio fluisce trascinando una parola dietro l'altra con naturalezza e morbidezza. Sì, morbidezza: le parole sono soffici, delicate, eleganti. Quello di "Lolita" è uno di quei rari casi letterari in cui l'eleganza delle parole influenza enormemente le immagini che il lettore costruisce leggendo, tanto da risultargli impossibile condannare il protagonista o chiudere il libro inorridito, anzi! Avanza con maggiore curiosità, un briciolo di compassione, ma totale lucidità! 


Ti prego, lettore: per quanto possa esasperarti il protagonista di questo libro, col suo cuore tenero, la sua sensibilità morbosa, la sua infinita circospezione, non saltare queste pagine essenziali! Prova a immaginarmi; se tu non mi immagini, io non esisterò; cerca di discernere la cerbiatta che è in me, tremante nella foresta della mia empietà; concediamoci addirittura un sorriso! Dopotutto, non c'è niente di male, in un sorriso. Per esempio (per poco non scrivevo "presempio" non avevo dove appoggiare la testa, e al mio disagio si aggiunse un attacco di acidità (e le chiamano "francesi", quelle patatine, grand Dieu!).

   Alla visione di queste immagini create attraverso la parola ci sprona lo stesso autore, dando addirittura indicazioni su un eventuale futuro film: 


Se volete trarre un film da questo mio libro, fate in modo che, mentre guardo queste facce [facce di criminali], una di esse si dissolva pian piano nella mia. 


   Un "eventuale futuro film" è stato effettivamente realizzato niente di meno che da Stanley Kubrick, che ci ha lasciato la sua interpretazione cinematografica, in cui, stravolgendo leggermente l'ordine cronologico, modificando alcuni passi e soffermandosi su altri, ha tradotto in immagini la complessità e l'incanto di un capolavoro letterario.


Stanley Kubrick, "Lolita": scena iniziale.

Buona lettura e/o buona visione!


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