venerdì 30 agosto 2013

Jonathan Coe, La pioggia prima che cada

   Lo ammetto: al principio era scettica. Non so perché, delle volte, mi coglie inspiegabilmente un senso di sfiducia nei confronti di un libro - dico "inspiegabilmente" proprio perché non c'è nessun motivo razionale che lo giustifichi. Fortunatamente, non sono una tipa che si lascia manipolare dai pregiudizi. A testimoniare quanto fosse insensata quell'assenza di aspettativa, è il fatto che ho divorato il libro in un paio di giorni. Queste, le mie considerazioni.

"Be', a me piace la pioggia prima che cada". [...]
"Certo che non esiste una cosa così", disse. "È proprio per questo che è la mia preferita. Qualcosa può ben farti felice, no? Anche se non è reale".

  La lettura del romanzo di Coe, il quale predilige una narrazione chiara e il linguaggio colloquiale,  scorre piacevolmente, ma la sua semplicità nasconde precise scelte stilistiche che testimoniano la padronanza narrativa dell'autore. 
   La struttura del racconto si basa sull'intento di un'anziana donna, Rosamond, di descrivere alcune fotografie a un personaggio femminile, di nome Imogen, di cui non si sa quasi nulla, se non che sia cieca. La cornice della storia è rappresentata dal funerale della donna, a cui partecipa la nipote Gill - nodo focale delle diverse relazioni tra personaggi - con le sue due figlie. Il romanzo si apre con la morte della zia Rosamond e procede all'indietro: è proprio la donna ad aver lasciato dei nastri, da lei stessa registrati, con l'intento di farli ascoltare a Imogen.

  Una fotografia è ben poca cosa. può catturare soltanto un momento, tra milioni di momenti, nella vita di una persona, o di una casa. Quanto a queste foto che ho davanti a me adesso, quelle che intendo descriverti... hanno un valore, penso, solo fin tanto che corroborano i miei ricordi vaghi. Sono la prova che le cose che rammento - alcune delle cose che rammento - sono successe davvero, non sono ricordi fantomatici, o fantasie, frutto della mia immaginazione.
    Coe attua una traduzione semiotica: traduce l'immagine in parole. Lasciando parlare in prima persona l'ormai anziana zia Rosamond, abbandona l'impersonale narratore eterodiegetico, per facilitare l'ingresso del lettore nel racconto. Invero, il lettore, diventa l'ascoltatore del nastro, immedesimandosi con Gill e le figlie. L'autore dà vita ad un'abile sovrapposizione metanarrativa tra i personaggi e i lettori, ai quali la zia Rosamond sembra rivolgersi direttamente. La voce di Rose dirige lo sguardo di Imogen e quello del lettore - cieco anch'egli - accompagnando la loro immaginazione per permettere di ricostruire le immagini a partire dalle parole, regalando la possibilità di partecipare attivamente al processo creativo. 
   L'identità di Imogen appare sempre più chiara col procedere della lettura - o dell'ascolto -, forgiandosi nella mente del lettore, creandosi simultaneamente all'interno e all'esterno del libro. Rosamond si mette da parte per permettere a Imogen di scoprire la sua identità attraverso il suo racconto del passato: la memoria delle sue origini, la testimonianza, seppur nella sua tragicità, non può essere taciuta e Rosamond non può morire senza essersi liberata della verità. 
   Le descrizioni dettagliate dei volti, dei gesti e dei paesaggi servono a Rosamond per creare un'immagine del passato, ma si caricano anche di un valore aggiunto: dietro il cambiamento delle persone, l'oblio a cui sono destinate le singole vite, si erge il senso profondo di "libertà e assenza di tempo" che conferisce il cielo ceruleo - come gli occhi di Imogen -, che non lascia indifferente nemmeno un'atea come Ros.
   Il meccanismo metanarrativo, lieve, appena accennato, crea un effetto di completa immedesimazone tra la realtà e la finzione: la fine dell'ascolto dei nastri combacia con la fine della vita della narratrice e, quindi, con la fine del libro.



Altri romanzi di Jonathan Coe:


Expo 58
(2013)





I terribili segreti di Maxwell Sim (2010)

Circolo chiuso (2004)

La banda dei brocchi (2001)

La casa del sonno (1997)

La famiglia Winshaw (1994)

Questa notte mi ha aperto gli occhi (1990)

L'amore non guasta (1989)

Donna per caso (1987)

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