mercoledì 7 agosto 2013

Jonathan Franzen, Le correzioni

   
   C'è sempre una strana bellezza quando si finisce di leggere un libro. L'immediata e fresca sensazione che ti trasmette, la lucida e completa visione del significato dell'opera nel suo insieme, il piacere e la soddisfazione di essere giunta al termine e di aver conosciuto un nuovo libro (e magari un nuovo tema, un nuovo stile, una nuova struttura), che si fonde al desiderio e all'energia di iniziarne un altro. 
   Com'è stato testimoniato anche da altri lettori, confermo che "Le correzioni" è stato uno di quei libri che rimangono incastrati nello scaffale, nella pila etichettata mentalmente sotto la dicitura "da leggere", per qualche mese, prima di sentirmi pronta ad aprirlo. Si tratta indubbiamente di un'opera che richiede tempo, attenzione, passione, ma quanto più tempo, attenzione, passione vi si presta, maggiore sarà la soddisfazione.


TITOLO e COPERTINA
La principale "correzione" a cui si fa riferimento esplicitamente all'interno dell'opera è quella che dà il titolo all'ultimo capitolo e che rimanda al declino economico della fine degli anni '90. Credo sia evidente, però, il parallelismo tra il contesto storico e quello familiare, il declino e i successivi miglioramenti derivanti dagli errori dell'uno e dell'altro, che amplifica il significato del termine, creando un'immensa ragnatela di connessioni. A spiegarla, può forse bastare un unico passo del testo:
"Era lo stesso problema che Enid aveva con Chip e persino con Gary: i suoi figli non erano intonati all'ambiente. Non volevano le stesse cose che volevano lei e tutti i suoi amici e tutti i loro figli. I suoi figli volevano cose completamente e vergognosamente diverse".
"The Corrections"
L'immagine di copertina, non a caso, si concentra sulla compostezza di un bambino dall'aspetto angelico, con i capelli biondi e ben pettinati, e l'espressione velatamente corrucciata, quasi consapevole di doversi attenere alle regole, o meglio alle correzioni, che le circostanze e le tradizioni impongono. Seduto in una tavola troppo raffinata e abbigliato in maniera troppo elegante per la sua età, in lui si concentra quella tensione soffocante, destinata ad esplodere, tra come ci si deve comportare e quello che si vuole fare. L'immagine di copertina della versione in lingua inglese non lascia spazio ad equivoci, ampliando il contesto di riferimento: il pranzo di Natale.



PERSONAGGI PRINCIPALI
   I personaggi sono assolutamente reali. Ogni membro della famiglia Lambert ha una propria, ben delineata personalità. 
 Le vicende che si susseguono e che interessano singolarmente i tre figli - Gary, Denise e Chip -, si intrecciano fino a culminare nella parte finale. La realtà del paese dei genitori, St Jude (nome dedicato al patrono delle cause perse), appare distante e minacciosa, un ricordo da superare con la crescita, l'origine dal quale staccarsi. Ognuno a suo modo tenta di fuggire da St Jude e da quello che rappresenta: il passato, un tempo che non c'è più, una vita che non c'è più, un ambiente chiuso e omologato. 
"A cosa serve una chiesa se non alle cause perse?"
 Sebbene Alfred possa sembrare un personaggio secondario, vecchio pilastro di una famiglia in cui ognuno ha già preso (o sta ancora cercando) la sua strada, in realtà tutto ruota intorno a lui. A quel motto della sua giovinezza, a quel simbolo di "falsa rassicurazione" a cui lui si era sempre opposto: "PRENDITELA COMODA", ora non può più opporsi, perché le leggi del tempo prevedono un rallentamento fisico a cui il corpo e la mente non possono far altro che obbedire. Alfred rappresenta la forza, il centro decisionale della famiglia, l'uomo onesto, disposto al sacrificio, o meglio la decadenza di questa forza, un uomo incapace di aprirsi, un'ancora che da salvezza diventa peso, simbolo per eccellenza del luogo che rappresenta.
"Il sospetto che tutto fosse relativo. Che il «reale» e «l'autentico» non fossero semplicemente condannati, ma prima di tutto immaginari. Che il suo sentimento di giustizia, di essere l'unico paladino del reale, non fosse nient'altro che un sentimento. [...] E se il mondo non voleva accordarsi con la sua versione della realtà, allora doveva essere per forza un mondo egoista, sgradevole e ripugnante, una colonia penale, e lui era condannato a una tremenda solitudine".
   Enid, incastrata nella piccola realtà di St Jude, incastrata in quella casa da sistemare, in quel passato, in quell'idea di famiglia che non c'è più, appare aggrappata ad un mondo che cerca di preservare nella sua testa e ricostruire attraverso la tradizione, simboleggiata dal Natale. Eppure, forse non è poi così chiusa come sembra, forse c'è qualcos'altro (o qualcun altro) che la lega a quel posto e quindi a quella vita.

TEMI
   Le tematiche affrontate sono svariate, vanno dalla vita familiare al tempo, dal passato al cambiamento, dalla malattia alla morte, senza dimenticare il tentativo di sopravvivenza, i problemi di reputazione e l'omosessualità.
   Ecco qualche citazione che riassume alcune delle tematiche accennate, condensate in riflessioni che condivido.

L'IGNORANZA
"L'ignoranza volontaria era un importante mezzo di sopravvivenza, forse il più importante di tutti". 
L'ESORCISMO DELLA MORTE 

"Tutti noi abbiamo un attaccamento irrazionale per le particolari coordinate chimiche del nostro carattere e temperamento. È una versione della paura di morire, giusto? Io non so come sarebbe non essere più me stesso. Ma provi a indovinare. Se «io» non sono qui a vedere la differenza, allora di che mi preoccupo? Essere morti è un problema solo se si sa di esserlo, cosa impossibile dato che si è morti!". 
L'OMOSESSUALITÀ

"- È un terribile esempio per i giovani, - disse Bea. - Io penso che se si compie una scelta sbagliata nella vita, il minimo che si possa fare sia evitare di vantarsene. Soprattutto adesso che ci sono un sacco di nuovi programmi per aiutare quel genere di persone. [...]

- Non credo sia una scelta, - insistette tranquillamente Enid. - Una volta Chip mi ha detto una cosa interessante. Ha detto che con tutta quella gente che odia i «gay» e li disapprova, perché qualcuno dovrebbe scegliere di essere «gay» se potesse farne a meno? Mi è sembrato un punto di vista molto interessante".
J. Franzen, autore di "Le correzioni"
PERCHÉ MI È PIACIUTO?
    Perché parla di un tema semplice quanto complesso: la famiglia, intrecciato a tutte le sfumature che lo rendono unico: il passare del tempo che si concretizza nella demenza del vecchio padre, Alfred; l'attesa costante della madre, Enid, intenta a preservare un mondo (una casa, un Natale, una famiglia) inevitabilmente soggetta al cambiamento; il sentimento di alienazione dei figli nei confronti dei genitori, di quella vecchia casa, di quelle vecchie usanze, intenti a preservare la loro indipendenza, ormai grandi di fronte al padre tornato bambino, ma ancora piccoli agli incantati occhi materni.
   La scrittura procede alternando descrizioni a dialoghi assolutamente realistici, stralci di vita quotidiana, di discussioni e tensioni che vengono riportate nella loro autentica spontaneità. Non mancano episodi accattivanti, che spezzano la quotidianità e la rinforzano allo stesso tempo (entro quale limite si può delineare il "quotidiano"?). Le riflessioni sono acute, ma mai pesanti. Lo stile: pulito, chiaro, preciso, elaborato.
"Enid scelse di credere alla promessa dell'apparenza. Da allora per lei vivere significò aspettare che Alfred cambiasse personalità".
   "Le correzioni" è un libro profondo, realistico, immenso perché ricco di spunti e riflessioni di cui ho dato solo un assaggio, dalla cui lettura piacevole e scrittura accurata si può imparare molto.

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