mercoledì 11 settembre 2013

L'arte di essere felici

  Ricerca... Una delle parole che compare maggiormente vicino a "felicità" è "ricerca", come se le due fossero strettamente connesse, come se  la felicità non fosse una condizione pre-esistente, ma un obiettivo da raggiungere. Siamo così abituati all'idea che la felicità debba essere conseguita con sforzo e sacrificio, da dimenticarci della possibilità di poterla invece assaporare ogni giorno. Vero è, che da Seneca a Leopardi, spesso viene fatta una netta distinzione tra gli assaggi di felicità effimera che allietano la nostra vita quotidiana e quella felicità eccelsa, il cosiddetto "sommo bene", che è una condizione quasi irraggiungibile. Eppure, non sarebbe così difficile raggiungerla, se fossimo capaci di apprezzare la felicità in ogni piccola sfumatura, in modo che, passo dopo passo, si possa arrivare alla meta più lontana, che è la felicità nel suo insieme. 
   Per questo, adoro il titolo italiano del trattato di Seneca "De vita beata", ovvero "L'arte di essere felici". Sì, perché essere felici è un'arte! Al di là delle disgrazie, dei dispiaceri e delle difficoltà che tutti sono costretti ad affrontare nell'arco della vita, ci sono persone che si fanno del male ulteriore da sole e che, pensando di compiere determinate azioni che le rendono felici, scelgono invece la via del piacere, che è ben diversa dalla felicità. Come afferma anche Seneca, la felicità dà piacere, ma non è detto che un piacere dia la felicità. Un esempio? Penso alle persone che bevono, fumano o si drogano perché così si sentono libere e felici. Io credo, al contrario, che non lo sono affatto, anzi: sono prigioniere, dipendenti e infelici, per quanto a volte non se ne rendano conto, proprio perché confondono il piacere con la felicità. Se ci riflettiamo bene, "alcuni sono infelici non perché senza piaceri ma proprio per via dei piaceri".
  Se partiamo dal presupposto che la felicità non è un obiettivo impossibile,capiamo bene che essere felici non è esclusivamente una ricerca, bensì un'arte, che consiste nel volersi bene, nel "rispettare la propria natura" e cioè nel fare tutto ciò che si confà alla nostra indole. Bisogna rispettare innanzitutto se stessi e poi gli altri, perché se una persona non ha rispetto per se stesso, di sicuro non sarà benevolo nei confronti di chi gli sta intorno. Se noi consideriamo la felicità solo come una ricerca, non facciamo che allontanarla maggiormente da noi stessi:
E' così difficile raggiungerla che più ci affanniamo a cercarla, più ce ne allontaniamo, se prendiamo una strada sbagliata; e se questa, poi, conduce addirittura in una direzione contraria, la velocità con cui procediamo rende sempre più distante la nostra meta.
  Come fare per scegliere la strada giusta? Innanzitutto, bisogna tenere bene a mente l'obiettivo da raggiungere; in secondo luogo, bisogna agire seguendo le proprie inclinazioni, senza lasciarci trasportare dai pensieri della massa, senza scegliere necessariamente la strada più affollata.
Felice è dunque quella vita che si accorda con la sua propria natura, il che è possibile solo se la mente, in primo luogo, è SANA, ma sana sempre, in ogni momento, poi se è FORTE ed ENERGICA, decisamente PAZIENTE, capace di affrontare qualsiasi situazione, interessata al corpo e a quanto lo riguarda ma senza ansie e preoccupazioni, amante di tutto ciò che adorna la vita ma con distacco, disposta a servirsi dei doni della fortuna ma senza farsene schiava.


  Non struggetevi troppo a pensare alla felicità, ma siate semplicemente felici, apprezzando ciò che avete, impegnandovi per ottenere ciò che non avete, considerando il vero valore delle cose e soprattutto dei sentimenti, apprezzando il piacere ma come conseguenza della felicità. 
   Non è nulla di così difficile, se ci si pensa bene su. 

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