sabato 14 settembre 2013

Miguel Hernández: "Mis ojos sin tus ojos". Vita e poesia

MIS OJOS SIN TUS OJOS

Mis ojos, sin tus ojos, no son ojos,
que son dos hormigueros solitarios,
y son mis manos sin las tuyas varios
intratables espinos a manojos.

No me encuentro los labios sin tus rojos,
que me llenan de dulces campanarios,
sin ti mis pensamientos son calvarios
criando cardos y agostando hinojos.

No sé qué es de mi oreja sin tu acento,
ni hacia qué polo yerro sin tu estrella,
y mi voz sin tu trato se afemina.

Los olores persigo de tu viento
y la olvidada imagen de tu huella,
que en ti principia, amor, y en mí termina. 

  Con questo splendido componimento voglio inaugurare una nuova rubrica "Spazio alla poesia", per dare anche a questo genere l'attenzione che merita. So che nella letteratura italiana abbiamo autori di tutto rispetto - e che pian piano riceveranno l'adeguato spazio -, ma devo ammettere che la poesia spagnola la porto nel cuore e volevo farvi conoscere un poeta meraviglioso, perché tali sono le sue opere tanto quanto la sua persona. 



Miguel Hernández
(1910-1942)
  Miguel Hernández morì nel 1942, ad appena 32 anni. Voglio partire dalla sua morte, per farvi capire quanto sia stato in grado di dare alla cultura letteraria in così poco tempo. Ciò che maggiormente mi affascina di questo autore è la sua umile origine - era infatti figlio pastori - testimonianza dell'innata propensione alla poesia, che, per quanto possa essere studiata, non può venire insegnata se non la si porta già dentro. Lui, da autodidatta, non ha fatto altro che rifinire la bellezza di un mezzo espressivo che già conosceva.

  Dopo aver creato un circolo poetico, che gli permette di alimentare la sua passione letteraria, si trasferisce a Madrid, dove riesce a farsi strada, collaborando con riviste culturali. In questo periodo, stringe svariate amicizie, tra le quali quella con Pablo Neruda e con Maruja Mallo, una pittrice surrealista che pochi conoscono. 

  Gli anni tra il 1936 e il 1939 sono segnati dalla guerra civile, che vedrò poi l'ascesa del dittatore Francisco Franco. Essendosi schierato dalla parte dei repubblicani, Miguel Hernández fu rinchiuso in prigione, dove morì malato. Nel frattempo, scriveva lettere e poesie anche alla moglie e al figlio, tra le quali la famosissima e dolcissima "Nanas de la cebolla".

Un aneddoto: a Neruda la poesia di Hernández piacque tanto che, sfruttando la sua posizione privilegiata di diplomatico, chiese a tutti coloro che conosceva di aiutare questo Hernández il quale, sotto quell'apparenza di contadino, nascondeva un vulcano di poesia. Riuscì a intenerire l'ambasciatore cileno, il quale si disse disposto a dare lavoro al giovane poeta e chiese a Neruda di informarsi su quale lavoro Hernández avesse voluto svolgere. Neruda riportò l'offerta e chiese a Hernández: "Beh, che cosa ti piacerebbe fare?"; dopo averci pensato un po' su, il giovane rispose: "Pascolare un branco di pecore"!
[Fonte: www.antoniogramsci.com]

  Il suo linguaggio è colloquiale, la scelta del vocabolario semplice, lo stile lineare, eppure i suoi versi rivelano un'immensa padronanza della poesia: la capacità di riuscire ad esprimere la dolcezza di un sentimento tanto puro in parole così normali, ma rielaborate in uno schema metrico preciso - il sonetto -, è sorprendente.

  Non amo tradurre la poesia, forse perché non mi ritengo in grado - sapendo le capacità e il lavoro che comporta la traduzione -, ma vorrei dare la possibilità a chi non conosce lo spagnolo di capirne il contenuto. Per cui, senza alcuna pretesa, ho fatto una traduzione esclusivamente letterale, a discapito della magia e della sonorità dei versi originali.

I MIEI OCCHI SENZA I TUOI OCCHI

I miei occhi, senza i tuoi occhi, non sono occhi,
che sono due formicai solitari,
e sono le mie mani senza le tue vari
intrattabili spini a fasci.

Non ritrovo le mie labbra senza il rosso delle tue,
che mi riempiono di dolci campanili,
senza di te i miei pensieri sono calvari
che creano cardi e inaridiscono finocchi.

Non so che ne è del mio orecchio senza il tuo accento,
né fino a quale polo erro senza la tua stella,
e la mia voce senza il tuo tratto si effemmina.

Gli odori inseguo del tuo vento
e la dimenticata immagine della tua impronta,
che in te inizia, amore, e in me termina.

  Mi scuso ancora per la vergognosa traduzione, ma spero possa esservi utile. Mi auguro di avervi fatto conoscere - o ricordare, per chi già lo conosceva - l'immensa purezza e l'innata maestria di questo autore spagnolo.

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