sabato 21 dicembre 2013

Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano

Marguerite Yourcenar,
Memorie di Adriano
(1951)
   Adriano, imperatore romano del II secolo, giunto ormai alla vecchiaia, scrive le sue memorie sotto forma di epistola. Questa lettera indirizzata al diciassettenne Marco Aurelio si fa sempre più articolata, tanto da diventare il completo ritratto di un uomo e di un dio, che si racconta ai posteri. Oltre ai dettagli biografici relativi all'esperienza militare e politica, il racconto è arricchito da numerose riflessioni e riferimenti intimi che ne costituiscono il vero valore.
   Marguerite Yourcenar ha (ri)dato vita a un personaggio storico e distante, rendendolo umano e moderno. L'autrice lavorò a questo progetto durante quasi tutta la sua vita, abbandonandolo e riprendendolo più volte, fino all'avvenuta pubblicazione, nel 1951. Lei stessa ammise di aver cambiato la sua idea iniziale in continuazione, tanto che l'originaria forma dialogica è stata infine stravolta, evolvendo in una dialogica
   Divisa in sei capitoli, ognuna delle quali introdotta da un titolo in latino, l'opera si concentra sull'io dell'imperatore, o meglio sulla sua nascita, lenta e graduale, che si può dire avvenuta solo con la sua morte.

     Non si tratta di una lettura facile, né del tutto scorrevole, quindi la consiglio solo a chi è spinto dalla curiosità e l'interesse di veder trasformato un dio in un uomo. In effetti, nonostante la graduale evoluzione alla quale si assiste sia quella di un uomo che diviene imperatore, in realtà agli occhi del lettore - già abituato ad associare il nome di Adriano all'Impero -, la trasformazione è rovesciata: il sovrano venerato come un dio, simbolo di equilibrio e perfezione, si fa uomo. Vengono rivelati i suoi sentimenti, le sue debolezze, i suoi pensieri, e sono esattamente queste caratteristiche imperfette a renderlo quasi perfetto, perché non ci può essere perfezione senza completezza
   Ai caratteri di fermezza e determinazione, si aggiungono quelli di dubbio e titubanza; la durezza in battaglia è bilanciata dall'amore nella sfera privata; il potere si rivela desiderio di libertà. Le parti che mi hanno colpito maggiormente sono state quelle in cui il personaggio mi è apparso così uomo da poter essere riconosciuto come un grande, in particolare quando viene descritto l'amore per Antinoo e le sue riflessioni sulla morte.

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