giovedì 16 gennaio 2014

Gianrico Carofiglio, Il passato è una terra straniera

Gianrico Carofiglio,
Il passato è una terra straniera
(2004)
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  Bari, fine anni '80. Giorgio Cipriani ha poco più di vent'anni, studia giurisprudenza con voti brillanti ed è fidanzato con Giulia. Nel tempo libero, si rifugia in libreria, leggendo fugacemente qualche libro. Quando andava a scuola, amava scriverle lui delle storie. Amava creare. Forse è la consapevolezza di aver perso la capacità di gestire la propria vita, il finto controllo della stessa che ci viene dato dall'abitudine e dalla regolarità, a provocare irreparabilmente un cambiamento. Francesco: il cambiamento ha un nome. Dall'incontro con lui, la sua vita prenderà una svolta inaspettata...

   Vincitore del Premio Bancarella 2005, "Il passato è una terra straniera" procede attraverso due binari che combaciano all'orizzonte, due storie, quella di Giorgio e quella parallela di un'indagine della questura, che gradualmente si intrecciano. In prima persona, Giorgio ritorna al passato, a quella vita della giovinezza tanto differente da sembrare straniera, con un flashback scaturito da un volto di donna. In terza persona, da un punto di vista esterno e "indagatore", procede invece l'inchiesta relativa allo stupro di alcune ragazze.
   Giorgio, attratto dall'idea di poter gestire la propria vita e diventarne padrone, impara da Francesco i trucchi del poker, perché la manipolazione delle carte si fa metafora del desiderio di "controllare l'incontrollabile". Manipolazione. "Rielaborazione tendenziosa della verità mediante presentazione alterata o parziale dei dati e delle notizie, al fine di manovrare secondo i proprî fini e interessi gli orientamenti politici, morali, ecc. della popolazione o di una parte di essa", cita il dizionario Treccani. Ma se fosse soltanto un'illusione questo tentativo di controllo? 
   Appropriarsi del proprio destino così come si decidono le sorti di una partita a poker è la sfida che Giorgio accetta, attratto dal controllo e dalla padronanza di Francesco; una sfida che è ribellione alle regole; una ribellione che è tipica nella giovinezza. Terra straniera, distante e difficile da comprendere, la giovinezza diventa il "tavolo verde" ideale per scegliere il proprio percorso. "L'età incerta" - non a caso - è il titolo del libro che un giorno cattura l'attenzione del protagonista e di cui Giorgio legge frasi tanto significative da essere chiave di lettura dell'intero romanzo, nonché titolo che lo riassume.
L'età incerta (The go-between),
1953, di L.P. Hartley

   Me lo rigirai fra le mani, lessi la quarta di copertina e ancora adesso me ne ricordo un pezzo a memoria. Parlava della giovinezza e dei suoi "giorni fragili in cui tutto ciò che accade, accade per la prima volta e ci segna in modo indelebile, nel bene e nel male".    Allora lo aprii, per cominciare a leggere le prime pagine, come facevo di solito.   Mi fermai a quella immediatamente precedente il prologo. C'era una citazione, da uno scrittore inglese. Non conoscevo nemmeno quello.
    "Il passato è una terra straniera: le cose avvengono in modo diverso da qui."

   Intrigante, coinvolgente, scorrevole, lo stile di Carofiglio ha la capacità di trascinarti verso l'ultima pagina con curiosità crescente, con la frenesia di voler sapere come va a finire e il ritmo preciso e incalzante di ogni capitolo. L'autore è tanto padrone della scrittura e della tecnica narrativa, quanto abile nell'inserire i turbamenti dell'io, pennellando verosimili sprazzi di vita con umanità, fedeltà e creatività.



2 commenti:

  1. Ho visto il film e mi ha lasciata senza parole, un po' turbata per diversi giorni. Bello quanto drammatico.
    Ma il libro mi manca e apprezzo molto le tue pennellate.

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    1. Il film ancora lo vedo, ne sono curiosa (soprattutto perché apprezzo molto Elio Germano), ma per ora mi accontento del libro. Te lo consiglio.

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