lunedì 13 gennaio 2014

Ivan Baio, Angelo O. Meloni, Cosa vuoi fare da grande

   Buongiorno cari lettori e passanti! Oggi vorrei presentarvi un libro gentilmente inviatomi da uno dei due autori, Angelo O. Meloni. L'ho letto in un paio di giorni, sia per il modesto numero di pagine sia per il piacere stesso della lettura, derivante soprattutto dal linguaggio: ironico, divertente e coinvolgente. La commistione di personaggi e ambienti realistici e un particolare dettaglio fantasioso ma verosimile ne fanno un romanzo originale, frutto di maturità stilistica e consapevolezza critica. 


SCHEDA LIBRO:

Autore: Ivan Baio, Angelo O. Meloni
Titolo: Cosa vuoi fare da grande
Editore: Del Vecchio 
Anno di pubblicazione: 2013
ISBN: 9788861100558 | Pagine: 184
  Prezzo: 12 euro


  Scuola, Ministero, famiglia: intorno alle principali istituzioni della società ruota il romanzo tragicomico "Cosa vuoi fare da grande". Le protagoniste di una società degradata - quella di cui facciamo parte senza esserne totalmente consapevoli - vengono presentate attraverso significativi personaggi, assolutamente realistici e, proprio per questo, ridicoli. Già, perché la ridicolaggine si rivela soprattutto quando è vista dal'esterno. L'occhio critico degli autori permette al lettore di osservare la realtà con altrettanto spirito critico, senza mai distanziarsi eccessivamente dalla storia, anzi venendone coinvolto, dato l'umorismo predominante. 
  Tra i personaggi, spiccano in primo luogo Guido Pennisi e Gianni Serra, i due bambini presentati all'inizio del racconto, studenti della scuola Attilio Regolo di Milano. Tanto impulsivo l'uno quanto riservato e passivo l'altro, i due sono relegati all'ultimo banco di una classe che ripropone in miniatura il degrado della realtà esterna. Con vivacità e fedeltà, gli autori descrivono la disastrosa vita scolastica dei bambini a cui sembra già mancare un futuro. 
   Futuro e felicità sono parole misteriose e annebbiate, lontane e poco conosciute, che accomunano tanto l'esistenza dei due bambini quanto quella degli adulti. Pur rimanendo nell'ambiente della scuola, nucleo funzionale all'intera storia, altri personaggi si aggiungono a catena ai primi: i bidelli, i maestri, la direttrice, un tirocinante che lavora nel Ministero, e infine il grande inventore del così chiamato "futurometro" - strumento in grado di analizzare un individuo in pochi secondi e rivelarne il futuro - atteso con fervore e impazienza. L'incontro con Volkan, l'ingegnere turco, che avverrà all'interno della stessa scuola, assume le caratteristiche di un vero e proprio "giorno del giudizio", la cui sorte è affidata alla macchina.  
   Il futurometro confermava la promessa di felicità che la sua infanzia aveva rimandato, la sua adolescenza aveva negato, la sua vita adulta non aveva nemmeno accennato. Ma le cose cambiano.  Fare lo stage al ministero non era stato così fallimentare. Sì, certo, un altro anno in bolletta, un anno di galera senza uscire la sera, ma ora il futurometro, quella meravigliosa invenzione, gli diceva che avrebbe raggiunto la felicità. Gli diceva che le cose sarebbero andate meglio, che la sua vita, quel giorno, cambiava. 
   In un mondo in cui tutto viene affidato alle macchine, il futuro non è da meno. Gli uomini, pur di non assumersi la responsabilità delle proprie azioni e della sorte dei loro figli, delegano il doveroso compito alla tecnologia, più fiduciosi nelle macchine che nelle loro capacità. Ma siamo così sicuri che il futuro possa essere demandato alla tecnologia? 
   La palestra addobbata con festoni, personaggi pubblici vestiti a puntino, maestre in fibrillazione, bambini in agitazione...la presentazione del "futurometro", come qualsiasi evento, si riduce a questo: tanto perfetto all'apparenza, quanto disastroso al suo interno. Con una strizzatina d'occhio e tanti sorrisi, gli autori suggeriscono che il futuro sembra rimanere incontrollato...

   Risalta l'attitudine superficiale di chi bada solo all'apparenza, il paradosso del progresso tecnologico a cui si affidano i destini umani, la consapevolezza dell'inutilità di quelle che da molti vengono considerate "conquiste", il paradosso dei "passi in avanti" che rivelano quanto si sta indietro, la condizione traballante dell'istruzione e quella ancora più instabile - per quanto possibile - dei giovani laureati. Insomma, un condensato della nostra società, descritto con ironia e accuratezza, che ci fa sorridere con profonda amarezza.
  Il linguaggio è ben dosato, usato con versatilità e scorrevolezza: si adatta ad ogni situazione, prediligendo un registro colloquiale, ma variando dal pomposo discorso pubblico al tema sgrammaticato di un bambino delle elementari, fino al linguaggio tecnico e meccanico del "futurometro".
 Alla padronanza linguistica e all'inventiva degli autori, si aggiungono ironia e critica: ingredienti di un romanzo che, focalizzato su un principale episodio e in poche pagine, riesce a presentare un fantasioso spaccato d'attualità, senza mai cadere nella sfiducia e nel pessimismo.
   Non mi sarebbe dispiaciuto trovare qua e là qualche riflessione, sempre dal tono ironico, resa esplicita e non lasciata tra le righe, in modo da rallentare leggermente l'azione, ma forse è solo un capriccio personale, perché mi rendo perfettamente conto che l'efficacia di questo libro consiste esattamente nella condensazione delle scene e nell'immediatezza del significato. 
   Era come se lo sapesse da sempre, e comunque il futurometro non poteva mentire, era una macchina, e si sa, le macchine dicono la verità. Solo gli uomini le sparano grosse e covano sogni e studiano tutta la vita anche se sanno che i sogni sono fragili, le notti lunghe e solitarie, gli amori un affare per pochi.
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La voce dell'autore
Se siete curiosi di sapere com'è nato questo libro, lascio direttamente la parola a Angelo O. Meloni:

"Il libro è nato come nascono un sacco di cose e un sacco di bambini: per caso. Ero da Ivan e si parlava scherzosamente di macchinari fantascientifici, letture varie e amenità. Confesso che ho sempre avuto un debole per la fantascienza. Insomma, non ricordo esattamente come, ma a un certo punto le fantasticherie si mescolano, i computer, il lavoro, gli oroscopi, le "skill" nei videogiochi, l'ossessione per le classifiche e le misurazioni. Appare il futurometro, la macchina che predice il futuro professionale dei bambini con precisione scientifica. La faccenda ci diverte e decidiamo di scrivere un racconto da presentare a una rivista letteraria. Pensiamo di buttare giù dieci cartelle, proprio un raccontino. E invece a poco a poco la storia si trasforma, i personaggi prendono vita e fanno un sacco di cose che non avevamo previsto. Eccoci al presente, il racconto è diventato un romanzo".

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