mercoledì 26 marzo 2014

Arthur Golden, Memorie di una geisha

   Parto subito dalla fine: perché mi è piaciuto "Memorie di una geisha"? Perché la storia è incredibile, il fascino che suscita ti rimane sulla pelle, ma soprattutto perché ti fa vedere una realtà fino a poco fa sconosciuta.
 La capacità di creazione dei personaggi e del mondo rappresentato è sconfinata, tanto da sentirsi direttamente immersi in una realtà così diversa dalla nostra senza che questa appaia distante, anzi, le logiche che regolano la società giapponese della prima metà del novecento, non solo sembrano del tutto naturali, ma diventano sempre più affascinanti.
  L'autore ha saputo sfruttare l'abilità linguistica e la profonda conoscenza della cultura giapponese, tessendoli insieme in una trama coinvolgente, in grado di rendere leggera la lettura delle 563 pagine. Una cultura poco conosciuta come quella orientale viene resa accessibile a qualsiasi lettore, che, catturato dalla narrazione, non si rende neanche conto di star interiorizzando tradizioni giapponesi e apprendendo nuovi termini.
   Le minuziose descrizioni non si rivelano mai noiose, ma servono a visualizzare nella propria mente ogni dettaglio, ogni personaggio, ogni ambiente, che si concretizzano nel nostro immaginario.
    Ho terminato la lettura qualche sera fa e ora posso confermare l'idea che avevo: dall'inizio alla fine, è stata sempre piacevole, risvegliando in me quel magico esotismo al quale mi lasciavo più facilmente andare quando ero ancora una ragazzina. 
    Ho l'impressione che l'intento dell'autore fosse proprio questo: catturare un gran numero di lettori puntando su un contesto nuovo e sull'utilizzo minuzioso delle tecniche narrative, ma, sebbene consapevole, sono felice di essermi sentita nella sua rete. 

Nota del curatore
   Nella prefazione, si afferma che il romanzo non può essere considerato né una biografia né un'autobiografia, dato che a scrivere non è stata direttamente la protagonista dei fatti, la quale ha preferito dettare le sue memorie. Da intrattenitrice e maestra nell'arte della conversazione, le sarebbe riuscito meglio raccontare la sua vita, piuttosto che scriverla. Così, rinunciando a quel voto di segretezza del mondo delle geisha di cui in parte si sente libera, Sayuri ripercorre e condivide le sue esperienze. 
   Questi dettagli iniziali non fanno che rendere ancora più veritiere le vicende oggetto del romanzo, che, sebbene basato su confidenze e testimonianze di geisha, rimane pur sempre frutto di immaginazione. Le usanze e i riferimenti precisi al contesto ne fanno un romanzo storico, che delinea le caratteristiche socio-culturali del Giappone del primo novecento.

Trama
   La narrazione è affidata a Nitti Sayuri, la protagonista, che racconta in prima persona le vicende che l'hanno condotta a diventare una geisha. Chiyo, questo era il suo nome prima del cambiamento, era una bambina dalle umili origini, che viveva con la sorella maggiore, Satsu, e i genitori in un villaggio di pescatori (Yoroido), in quella da lei definita "la casa ubriaca". 
   Il passaggio da Chiyo a Sayuri dipese da un pomeriggio che, sin dalla prima pagina, viene definito come "il migliore e il peggiore" della sua vita, quello cioè in cui incontrò il signor Tanaka. Fu lui a cedere la piccola Chiyo ad un okiya (la casa delle geisha), dopo che il padre ebbe venduto le sue figlie, a causa della miseria e della malattia della moglie.
   È nell'okiya di Kyoto (nel quartiere Gion) che ha inizio la sua formazione da futura geisha: le bambine alternano i lavori da domestica, utili a forgiare il carattere, all'educazione scolastica. Insieme a Chiyo, c'è anche un'altra bambina, da lei soprannominata Zucca per la forma tondeggiante del suo volto, con la quale stringe amicizia. 
  Ad aggravare il nostalgico stato d'animo della protagonista, scaraventata in una nuova "famiglia" composta da Nonna, Madre e Zietta, è il comportamento crudele della geisha Hatshumomo, minacciata dagli splendidi occhi grigio-azzurri di Chiyo.
   Decisa a tornare dalla sua vera famiglia, dopo aver rintracciato la sorella in un bordello, Chiyo tenta con lei la fuga, ma, non riuscendo nel suo intento, si gioca anche la possibilità di studiare per diventare geisha ed è costretta a lavorare solo come domestica. 
   Un giorno, mentre piange miseramente lungo il fiume, un uomo rispettabile, accompagnato da altre persone tra cui una geisha, si accorge di lei e, dopo averle rivolto la parola, le stende il suo fazzoletto per pulirle il viso e le offre un ghiacciolo alla frutta. La gentilezza del suo gesto risveglia in lei la fiducia nei buoni sentimenti e la speranza, ma ancor di più le fa prefissare uno scopo. Ciò che fino a quel momento era  stato per lei un'imposizione, diventa il suo obiettivo: diventare geisha per ritrovare il Presidente (così viene chiamato l'uomo, dato il suo ruolo) per poter avere al fianco una persona come lui. E stringendo a sé quel fazzoletto inizia la sua nuova vita...

Ambientazione e motivi
   La storia è ambientata principalmente durante la prima metà del novecento, coprendo gli anni della vita di Sayuri che vanno dalla sua infanzia fino all'età adulta, cioè dalle umili origini alla formazione da geisha. 
   Attraverso gli occhi della protagonista, il lettore osserva l'ambigua Gion e l'atmosfera incantata delle case da tè. Kyoto, e con sé il mondo che rappresenta, viene illustrata con tutte le sue contraddizioni, prima tra tutte l'emancipazione della donna simboleggiata dalla geisha, che si distingue dalla tipica madre di famiglia per la libertà d'animo che incarna, e le dure regole a cui deve sottostare, che ne fanno quasi una prigioniera della maschera che indossa e del destino alla quale si affida.
   Il tema del destino è onnipresente: Sayuri sente di scorrere lungo un corso inevitabile, come l'acqua di un fiume che segue la corrente. Molte scelte delle geisha non sono dettate dalla loro volontà, bensì dall'oroscopo che indica loro cosa è meglio fare. Il contrasto tra libertà e destino, arte e prigione, rivela tutti i suoi scricchiolii.
      L'acqua è un elemento ricorrente. Sin dal colore dei suoi occhi, la vita di Chiyo sembra essere guidata da quest'elemento: sentendo scorrere la pioggia, le viene in mente il piano di fuggire dal tetto, ed è lungo il fiume che avviene l'incontro con il Presidente. Chiyo è come l'acqua: resistente, capace di adattarsi e di trovare sempre una via per oltrepassare gli ostacoli. Sebbene intenzionata a diventare geisha per ottenere le attenzioni del Presidente, non verrà mai abbandonata dal desiderio di libertà, dalla speranza di poter decidere da sé per la sua vita. 
    La seconda parte del romanzo si svolge nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. Gli anni che vanno dalla crisi economica alla guerra vengono identificati col nome kurotani, che significa "valle oscura". Sono gli anni più difficili, in cui anche la vita incantata di Gion inizia a farsi vacillante, finché l'intero quartiere viene chiuso. Quando riaprirà, qualcosa sarà cambiato inevitabilmente, a partire dalla presenza di soldati americani, i quali contribuirono a travisare l'immagine della geisha, spesso confusa con quella della prostituta.

Opinione
   Mi sono lasciata trasportare dalle evocative parole della protagonista dalla prima fino all'ultima pagina, assaggiando a poco a poco, con la delicatezza della scrittura, i suoi sentimenti. La storia è meravigliosa e ogni personaggio è delineato con tanta precisione da avere l'impressione di conoscerli come persone.
   Sapevo poco o nulla del Giappone e ancor meno delle geishe e le loro tradizioni; ora posso dire di sapere molto di più. Questo romanzo mi ha regalato la conoscenza: oltre al piacere puro della lettura, mi ha permesso di apprendere tradizioni affascinanti (che approfondirò di seguito).
    Tante lodi senza nemmeno una critica? Poco credibile. L'orientalizzazione di New York a cui si accenna a fine romanzo (già durante la lettura ci viene detto da Sayuri che nel momento in cui racconta si trova negli Stati Uniti) mi è parsa più un'occidentalizzazione di Kyoto che sembra voler rimarcare ancor una volta l'idea del sogno americano: New York come possibilità di libertà. Senza dubbio, il Giappone, dopo la chiusura iniziale derivante dalla sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale, negli anni '60 si è aperta all'occidente, ma un conto è riportare questo contatto da un punto di vista storico, un altro far risaltare l'immagine del Nuovo Mondo come speranza di felicità, perché questa è l'impressione che ho avuto. Le tradizioni orientali, per quanto controverse, sono state rappresentate con tanta attenzione da renderle affascinanti, ed è questo il fascino che voglio conservare.

    Significato di "geisha" e tradizioni
   Ripercorrendo la vita della protagonista e la  graduale trasformazione in "geisha", l'autore ci racconta le tipiche tradizioni giapponesi.
   Cosa si intende per "geisha"? Come viene spiegato in una delle pagine "il «gei» di geisha significa [...] «arti» e il termine «geisha» è sinonimo di «artigiano» o «artista»". In altre parole, si tratta di ragazze educate sin dalla tenera età, in modo da apprendere, tra le altre, l'arte della danza, del canto, della conversazione, della cerimonia del tè e della musica, imparando a usare alcuni strumenti musicali come lo shamisen.
Una geisha intenta a  suonare lo shamisen
Sebbene la formazione di una geisha sia forgiata nel corso degli anni, le sue sembianze vengono assunte ogni giorno, quando, di fronte allo specchio, una donna all'apparenza comune copre viso e collo col fondotinta bianco e sistema i capelli in particolari acconciature. Anche l'abbigliamento è preciso: indossano preziosi kimono, che lasciano scoperto il collo e soprattutto la nuca, legati in vita da un tessuto che funge da cinta, chiamato obi. Questo viene legato con un fiocco sulla schiena; al contrario, le prostitute, per praticità, lo legano sul davanti.

   Tra le acconciature c'è quella detta momoware ("pesca tagliata") che segna il debutto come maiko (o geiko), ovvero apprendista geisha. Affidate ad una geisha chiamata "sorella maggiore", le apprendiste apprendono l'arte della conversazione, il modo di interagire e intrattenere gli ospiti, e di versare il sakè (una bevanda alcolica) seguendo direttamente la sorella nelle case da tè. 
Tipici trucco e acconciatura
da geisha
   Dopo tale periodo, l'apprendista può diventare geisha, momento celebrato dal cosiddetto "cambio del colletto": da rosso, delle apprendiste, a bianco. Inoltre, avviene il cambio del nome, che solitamente riprende il primo suono di quello della sorella maggiore. Divenuta geisha, ella potrà finalmente ripagare il debito contratto con l'okiya, che ha investito su di lei nel corso degli anni per la sua formazione e il suo mantenimento.
   La geisha vive della sua arte e viene pagata dagli ospiti che richiedono la sua presenza nelle varie case da tè, per vederla esibirsi in danze, canti o solo per far loro compagnia. C'è la possibilità che un uomo, chiamato danna, decida di prendersi cura di una geisha in particolare, per contribuire alle spese e proteggerla, ma questo non implica necessariamente che ci sia tra i due una relazione amorosa.
    Nel romanzo si racconta che la verginità di Sayuri, detta mizuage, viene ceduta ad un uomo che paga per ottenerla. Quando una geisha si sente pronta per questo passo, dona un tortino di riso agli uomini che le hanno prestato particolari attenzioni. Questa è una pratica che può sembrare sconcertante, ma se pensiamo che le geisha al di fuori del loro ruolo non possano avere una vita personale, forse non è poi così incomprensibile e che rivela, a mio parere, la candida prigione nella quale si intrappolano le donne sperando di poter essere libere. 


Mineko Iwasaki
I ringraziamenti dell'autore iniziano così: 
MEMORIE DI UNA GEISHA è un romanzo e il personaggio di Sayuri e la sua storia sono frutto della mia immaginazione. Tuttavia, gli elementi storici della vita quotidiana di una geisha negli anni '30 e '40 sono basati su approfondite ricerche. A questo proposito sono in debito soprattutto con una persona: Mineko Iwasaki, una delle più rinomate geishe di Gion Kobu degli anni '60 e '70, che nel maggio 1992 mi ha accolto nella sua casa di Kyoto e ha corretto ogni mio fraintendimento sui vari aspetti di una vita di una geisha.
   Mineko Iwasaka intraprese una battaglia legale con l'autore per essere stata citata nel libro, quando il loro accordo prevedeva che tutte le confidenze sarebbero dovute rimanere anonime. Rompere il tacito patto di segretezza delle geishe è un'offesa gravissima, per cui Mineko Iwasaka fu criticata e anche minacciata di morte per il suo aiuto a Golden. Inoltre, sostenne che alcune pratiche descritte dall'autore fossero state travisate, dipingendo la geisha come fosse una prostituta. 
     Molti personaggi descritti combaciano con alcune persone reali e poi il cognome Iwasaka non ricorda così tanto quello del presidente Iwamura?
    Per riscattarsi dal senso di offesa ricevuto e per dare la sua diretta visione del mondo che le apparteneva, dalla quale si ritirò a soli 29 anni, Mineko Iwasaka ha pubblicato un romanzo intitolato "Storia proibita di una geisha. Una storia vera".

Il film



   Nel 2005 è uscito nelle sale il film tratto da "Memorie di una geisha", che ho visto dopo aver terminato la lettura. Mi è piaciuto molto, soprattutto nella prima parte, perché ha ricreato luoghi e personaggi più o meno come me li immaginavo. A grandi linee la pellicola è fedele alla storia, anche se ci sono diverse discrepanze, molte delle quali irrilevanti (come il cambio del nome del Presidente a Direttore Generale). 
  La parte finale mi è piaciuta molto meno, perché ha marcato in maniera esasperata la presenza dei soldati americani dopo la guerra, tanto da cambiare il Vice Ministro, cioè l'uomo che  poteva dare investimenti alla compagnia del Presidente, da giapponese ad americano. Inoltre, per quanto un film possa essere fedele alla storia, non è mai del tutto fedele al romanzo, perché il modo di raccontare cambia e molti passaggi vengono omessi. 
   Tutto sommato, ne consiglio la visione.

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