martedì 15 aprile 2014

Massimo Gramellini, Fai bei sogni

* / 5

Trama
Poche parole per centrare il punto. 
Scritto in prima persona, "Fai bei sogni" è la storia di un uomo che rielabora l'acuto dolore per la morte della madre, avvenuta quando lui aveva nove anni. Cresciuto senza il suo affetto e privo di figure femminili di riferimento, il protagonista ripercorre il lungo e delicato procedimento di elaborazione del lutto, superato solo in età matura, quando la verità gli si rivela in tutta la sua crudezza, permettendogli di accettare il passato e al tempo stesso liberarsene. Liberarsi del dolore, ma anche della parte negativa di sé, soprannominata Belfagor, che abita in lui, nutrendosi della sua rabbia.

Caratteristiche
   La storia è autobiografica: il bambino che ha perso la sua mamma da piccolo è proprio Gramellini, che racconta un po' di sé e della sua drammatica esperienza, senza mai scavare nel profondo dei suoi sentimenti, ma rimanendo sempre in superficie, come se la volontà di esporsi (suggerita anche dall'uso della prima persona) fosse continuamente ostacolata dal desiderio di documentare: conflitto, questo, che crea uno stile piatto
  La lettura procede rapidamente data la linearità del linguaggio e della sintassi, ma nel contenuto lo considero altamente noioso. Sebbene abbia apprezzato alcuni usi metaforici del linguaggio, il potenziale che questa storia poteva rappresentare non è stato affatto sfruttato, bensì affrontato superficialmente e con una finta non-leggerezza. Il dramma personale che poteva coinvolgere numerosi lettori a me ha lasciato quasi indifferente, perché il messaggio che vuole trasmettere si perde nel vuoto della lettura. 
   Il titolo è una sorta di augurio che riprende l'ultima frase sussurrata al figlio dalla madre, l'augurio di attingere sempre all'energia dell'universo, quella dell'amore (come spiega lo stesso autore). Ma né l'amore né il dolore vengono ben descritti, rimane una storia personale affrontata in maniera superficiale

Giudizio
   Personalmente, sono davvero stufa degli autori che danno da mangiare ai lettori ciò che vogliono e non per assenza di capacità, ma perché si sminuiscono i loro gusti raffinati, dimenticando che sono in grado di distinguere la semplicità dalla superficialità.
   Tanto pubblicizzato quanto deludente. 

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