mercoledì 9 aprile 2014

Samuel Butler, Così muore la carne (The Way of all Flesh)

Scritto tra il 1873 e il 1884 ma pubblicato postumo, per volere dell'autore, nel 1903, "The Way of all Flesh", tradotto in italiano con il discutibile "Così muore la carne", è il critico romanzo dello scrittore inglese Samuel Butler. Perché postumo? Perché critico. 
   Il romanzo attacca vivamente l'ipocrisia del mondo vittoriano e le sue convinzioni. Dietro la stabilità e il progresso che caratterizzò il regno della regina Vittoria (1837-1901), vi era una società governata dalle numerose contraddizioni (basti pensare allo sfruttamento del lavoro minorile, derivante dalla Rivoluzione Industriale). Ad ogni passo in avanti dell'economia corrispondeva un passo indietro nella società.
   Il principale contrasto è quello tra anima e corpo, o meglio tra spirito e carne, termine quest'ultimo che ricorre nel titolo. Carne è sinonimo di peccato, e il peccato corrisponde a tutto ciò che non è ortodosso. L'autore, attraverso la descrizione di una famiglia e dell'educazione data ai figli, mette in risalto la rigidità di un modo di pensare che danneggia la libertà, la creatività e l'autonomia. 
Protagonista è l'intera famiglia Pontifex, una famiglia di origini ecclesiastiche, che porta già nel nome la dottrina che rappresenta. Il personaggio principale, Ernest, compare solo nel XVII capitolo, in modo che vengano prima descritti i suoi predecessori. Attraverso le quattro generazioni dei Pontifex si riesce a comprendere meglio l'attuale situazione familiare, quella vissuta da Ernest. 
   Figlio di Theobald e Christina, Ernest vive con loro e i suoi due fratelli, soffocato da un'educazione opprimente, che non lascia spazio alle sue reali inclinazioni. Il bambino è come la radice di una pianta: se non raddrizzata dalla nascita, crescerà storta. L'unica persona che alimenta i suoi interessi, come quello per la musica, e che si oppone ideologicamente alla chiusura di quel tipo di educazione è la zia Alethea.
   Il narratore, l'amico di famiglia Overton, racconta della crescita del piccolo Ernest e delle vicende che hanno caratterizzato la sua vita fino ai 28 anni: il contrasto con i genitori, la ricerca della verità, il desiderio di aiutare i poveri, il dubbio teologico, il fallimentare matrimonio, fino alla scelta finale, quella di diventare un autore di letteratura controcorrente.
   Butler riversa le sue accuse contro la rigidità ecclesiastica e le ipocrisie sociali, basandosi sulle sue stesse esperienze. Anche lui figlio di un uomo di Chiesa e soggetto ad una educazione ferrea, si era ritrovato spesso in contrasto col padre, mettendo in dubbio le convinzioni che gli erano state inculcate. Scardina i punti fermi della società vittoriana, mettendo in discussione ogni certezza (ad esempio, fu anche autore dell'opera "L'autrice dell'Odissea", nella quale sostenne che a scrivere il famoso poema epico fu una donna). Tra queste, la famiglia, presentata non come fonte d'amore e protezione, bensì come nucleo repressivo che priva l'individuo della sua libertà.
   Poco conosciuto in Italia, ho avuto la fortuna di leggerlo durante gli anni di studi, grazie a uno dei professori di letteratura inglese. A mio avviso, è un'opera che va conosciuta. A me è piaciuta in modo particolare, perché mi sono rispecchiata in diverse convinzioni e nella denuncia anticonformista avanzata dall'autore.

   Se conoscete l'inglese e siete curiosi di leggere il romanzo, vi segnalo il sito del Progetto Gutenberg, dal quale è possibile scaricarlo gratuitamente: scarica The Way of all Flesh

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