sabato 8 novembre 2014

Grossman, Che tu sia per me il coltello

Se non ci penso, lo annullo e questa sera, almeno per me, non esiste. Sopraffatta dalla mole di pensieri che occupano il tempo ancor prima che sia vissuto, li ho sentiti or ora dileguarsi nella mia mente e rendermi la vista più leggera, ritagliandomi finalmente questo spazio strappato al cielo di carta del giorno. Respiro. E butto via quello che ho da dire, prima di tornare a considerare il movimento delle lancette. 

Che tu sia per me il coltello - David Grossman

Quello che ho da dire riguarda il romanzo "Che tu sia per me il coltello" di David Grossman, di un "viaggio immaginario" intrapreso dal narratore con una "persona reale". Immaginazione e realtà, spirito e concretezza sono i cardini intorno ai quali si srotola pian piano la vita dei protagonisti: Yair e Myriam. Sin dall'epigrafe iniziale si sottolineano le due parole chiave dell'intero testo: parola e corpo. Siamo abituati a considerare le parole come mezzo per descrivere la concretezza; Grossman invece inverte i poli, partendo dalla parola stessa per poter giungere poi al corpo (non è questa, forse, la scrittura?).


Il romanzo epistolare è strutturato in tre parti. La prima racchiude una serie di lettere scritte dal protagonista maschile Yair che, il 3 aprile, data della prima lettera, si rivolge ad una donna di nome Myriam, vista durante un incontro a scuola. È bastato un suo gesto a scaturire il suo impulso non solo di scrivere, ma di rivolgersi proprio a lei, nella quale ha visto la possibile compagna di un viaggio basato sulle parole. A dispetto di ogni sua aspettativa, Myriam risponde alla sua lettera, confermando di essere la compagna di parole che aveva immaginato, e tra i due inizia una fitta corrispondenza. Ciò che noi leggiamo, però, sono solo le lettere di Yair: conosciamo una realtà fatta di parole, e di queste parole conosciamo solo quelle pronunciate da lui. 

"Come vorrei pensare a noi come a due persone che si sono fatte un'iniezione di verità per dirla, finalmente, la verità. Sarei felice di poter dire a me stesso: "Con lei ho stillato la verità". Sì, è questo quello che voglio. Voglio che tu sia per me il coltello, e anch'io lo sarò per te, prometto. Un coltello affilato ma misericordioso - parola tua."

Lo stile di Grossman è riflessivo, chiaro, ben articolato e dalle immagini suggestive. Nei pensieri di Yair si riflettono quelli dell'autore, che ne approfitta per meditare sulla vita e, ancor più, sulla vita nella finzione. L'intero romanzo, di fatti, diventa emblema stesso della scrittura: la creazione di due corpi che si plasmano a partire dalle parole.

Le lettere di Yair, scritte per circa sei mesi, danno modo di apprendere informazioni sulla sua vita privata e indirettamente anche su quella di Myriam. Sappiamo, ad esempio, che entrambi conducono una propria vita con un proprio compagno e un figlio; informazioni che ci permettono di capire che il senso di vuoto che li spinge a incontrarsi idealmente nelle parole è qualcosa di altro da una ricerca di una relazione amorosa. Ciò che condividono Yair e Myriam diventa parte di un mondo a sé, un mondo di parole e idee che pian piano esige concretezza...

La seconda parte del romanzo, intitolato "Myriam", è dedicato alla protagonista femminile, che abbiamo conosciuto per mezzo delle parole di Yair. Le sue lettere assumono sempre di più la forma di un diario personale, come se quel percorso intrapreso insieme sia poi proseguito su due strade diverse, individuali. Infine, la sezione "Pioggia" conclude il romanzo rimarcando un fenomeno atmosferico che si carica di valore simbolico.

Non si tratta di un romanzo di azioni, ma di parole e riflessioni. Se dalle azioni si ricavano parole, è possibile anche il contrario, creare azioni dalle parole? Grossman racconta il passaggio dallo spirito alla carne, tant'è che nel titolo utilizza un'immagine assolutamente concreta: il coltello. Quest'oggetto, capace di ferire, penetrare, fare del male è stato scelto come simbolo di una corrispondenza epistolare che di concreto non sembra avere nulla; invece, a tagliare la carne non è la concretezza dell'arma, ma sono pensieri e parole.

Non mi sono immersa nelle pagine del romanzo con l'abbandono e l'interesse che mi aspettavo - a causa più di mancanza di tempo che di poco coinvolgimento in sé e per sé - tanto che a volte la lettura proseguiva un po' a fatica. Nel complesso, però, è un romanzo che vale la pena leggere perché ti carica di significati che aleggiano fuori dal testo stesso e che ti accompagnano anche a lettura terminata.

1 commento:

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