giovedì 21 luglio 2016

G. G. Márquez, Memoria delle mie puttane tristi

Ultimo romanzo del Premio Nobel Gabriel García Márquez, "Memoria delle mie puttane tristi" segna la fine della sua produzione. Dopo una pausa di pubblicazione di quasi dieci anni, durante i quali l'autore ha combattuto la sua battaglia contro il cancro, lo scrittore si riaffacciò sullo scenario letterario, prima di scomparire, con questo romanzo breve che nulla e tutto ha a che vedere con gli scritti precedenti. Nulla, perché il realismo magico che l'ha reso celebre in tutto il mondo, protagonista di capolavori come "Cent'anni di solitudine" è qui accantonato in favore di uno stile che ricorda più "Nessuno scrive al colonnello" (testimonianza ne è anche la lunghezza del testo: poco più di cento pagine); tutto, perché è il punto finale di un paragrafo apertosi decenni prima, evoluto tra ricerca e innovazione stilistica e tematica. 
Nonostante il titolo, evocatore bukowskiano, il testo si rivela intriso di un realismo affatto crudo, ma levigato da ricordi vissuti da una nuova prospettiva, quasi nostalgica, di un uomo che, al tramonto della sua vita, ripercorre il passato e impara a vivere le emozioni del presente in modo diverso. 
Il racconto è quello di un uomo, il quale, giunto a novant'anni, decide di regalarsi una notte di sesso con una donna vergine. Non essendosi mai innamorato e riducendo i suoi ricordi amorosi a rapporti sessuali con abituali o casuali prostitute, è emblematico che la sua notte folle si riduca all'osservazione di una ragazza di quattordici anni, che giace nel letto, nuda e che non ha il coraggio di svegliare. La ragazza in questione, che lui rinomina Delgadina (dallo spagnolo "delgada" che significa "magra") non conoscendone la vera identità, diventerà ben presto l'oggetto di nuove scoperte interiori: la possibilità di ripercorrere episodi del suo passato e quella di trasformare il reale. Come un donchisciotte con la sua Dulcinea, egli idealizza l'immagine di questa donna, che gli permette di conoscere un sentimento a lui ignoto, un sentimento basato su idea, più che su carne, su sogno, più che su veglia. 
Il tempo, tema tanto caro all'autore colombiano, diventa pilastro dell'intera vicenda, e al realismo delle descrizioni si affianca la fantasia del protagonista, che crea una realtà inesistente, sin dal nome che dà a Delgadina, simbolo della creazione di una donna, di un amore. Delgadina rappresenta il sentimento, l'immaginazione, la purezza, l'espiazione. Ritrovandosi, di notte, a pensarla, l'anziano riflette sull'importanza dell'immaginazione, usando le seguenti parole, che traduco liberamente dal mio testo in spagnolo:
"Così come i fatti reali si dimenticano, quelli che non accaddero mai possono trovarsi nella memoria, come se lo fossero stati".
Il protagonista è un giornalista che si occupa di critica musicale, ma l'incontro con Delgadina corrisponde alla sua svolta artistica: dopo le dimissioni, non accettate, e la perdita delle tracce della "vergine prostituta", in seguito ad un omicidio avvenuto nella casa degli incontri, lui si dedica alla pubblicazione di poesie d'amore, sentimento solo ora conosciuto.
Ammetto che la trama non mi ha coinvolta più di tanto, ma questo è uno dei libri di Márquez che mancava all'appello e che aiuta ad avere ancora più chiaro il panorama evolutivo letterario dello scrittore. Lo stile è impeccabile e conoscere la lingua spagnola permette di avere accesso in maniera diretta a tanta bellezza.

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